Prima guerra mondiale

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Da in alto a sinistra: fanti britannici a Ypres, ossario di Douaumont, moti rivoluzionari in Russia, fanti britannici in trincea sul fronte occidentale, serventi tedeschi di una mitragliatrice Vickers con maschera antigas, aerei Albatros DIII tedeschi.

La prima guerra mondiale è il nome dato al grande conflitto che coinvolse quasi tutte le grandi potenze mondiali, e molte di quelle minori, tra l'estate del 1914 e la fine del 1918.

Chiamata inizialmente dai contemporanei "guerra europea", con il coinvolgimento successivo delle nazioni del Commonwealth, degli Stati Uniti d'America e di altre nazioni extraeuropee, prese presto il nome di "guerra mondiale" o "grande guerra", per via delle caratteristiche di guerra totale che essa assunse: fu infatti il più grande conflitto armato mai combattuto fino al 1939 cioè fino allo scoppio della seconda guerra mondiale[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'inizio[modifica | modifica wikitesto]

La prima guerra mondiale cominciò il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell'Austria alla Serbia in seguito all'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando il 28 giugno 1914 per concludersi oltre quattro anni dopo, l'11 novembre 1918. Il conflitto coinvolse le maggiori potenze mondiali di allora, divise in due blocchi contrapposti; gli Imperi centrali (Germania, Austria-Ungheria, Impero ottomano e Bulgaria) contro le potenze Alleate rappresentate principalmente da Francia, Gran Bretagna, Impero russo e Italia (1915).

Oltre 70 milioni di uomini furono mobilitati in tutto il mondo (60 milioni solo in Europa), in quello che divenne in breve tempo il più vasto conflitto della storia, che causò oltre 9 milioni di vittime tra i soldati e circa 7 milioni di vittime civili dovute non solo agli effetti diretti delle operazioni di guerra, ma anche alla carestia e alle malattie concomitanti[2].

Le campagne delle invasioni[modifica | modifica wikitesto]

Militarmente il conflitto si aprì con l'invasione austro-ungarica della Serbia, e parallelamente, con una rapida avanzata dell'esercito tedesco in Belgio, Lussemburgo e nel nord della Francia, dove giunse a 40 chilometri da Parigi. In poche settimane il gioco di alleanze formatosi negli ultimi decenni dell'Ottocento tra gli stati comportò l'entrata nel conflitto delle maggiori potenze europee e delle rispettive colonie. In pochi anni la guerra raggiunse una scala mondiale, con la partecipazione di molte altre nazioni, fra cui l'Impero ottomano, l'Italia, la Romania, gli Stati Uniti e la Grecia, aprendo così altri fronti di combattimento.

Con la sconfitta tedesca sulla Marna nel settembre 1914 le speranze degli invasori di una guerra breve e vittoriosa svanirono a favore di una logorante guerra di trincea, che si replicò su tutti i fronti del conflitto dove nessuno dei contendenti riuscì a soggiogare le armate nemiche.

La partecipazione degli USA[modifica | modifica wikitesto]

Determinante per l'esito finale del conflitto mondiale fu l'ingresso degli Stati Uniti d'America e di diverse altre nazioni che, pur non entrando militarmente a pieno regime nel conflitto, grazie agli aiuti economici dispensati agli Alleati, si schierarono contro gli Imperi Centrali facendo pendere definitivamente l'ago della bilancia.

La guerra si concluse definitivamente l'11 novembre 1918, quando la Germania, ultima degli Imperi centrali a deporre le armi, firmò l'armistizio con le forze nemiche. Alla fine del conflitto, i maggiori imperi esistenti al mondo - Impero tedesco, austro-ungarico, ottomano e russo - cessarono di esistere, e da questi nacquero diversi stati che ridisegnarono completamente la geografia dell'Europa.

Il ruolo delle donne durante la guerra[modifica | modifica wikitesto]

Durante il conflitto i lavoratori militarizzati non bastavano. Entrarono allora nel mondo del lavoro molte donne, soprattutto nelle fabbriche belliche e come fronte interno. Ruoli molto importanti ricoperti dalle donne furono: le crocerossine, le portatrici carniche e le donne soldato.

Le crocerossine[modifica | modifica wikitesto]

Donne e ragazze volontarie della Croce Rossa (e di altre associazioni di soccorso) si impegnarono nel prestare soccorso e conforto ai militari feriti e reduci dalla guerra di trincea. Le strutture erano spesso improvvisate in luoghi di fortuna. Le Crocerossine correvano un grande pericolo: «la spagnola», un'influenza per quei tempi mortale che si portò via milioni di vite. Molte, alla fine del conflitto, furono le infermiere decorate al valor militare. In totale gli ospedali territoriali della Croce Rossa Italiana furono 204 con 7.320 infermiere volontarie.

Le portatrici carniche[modifica | modifica wikitesto]

Le portatrici carniche erano le donne che, soprattutto lungo le Alpi Carniche, portavano rifornimenti ai soldati. La mattina presto dovevano mettersi una gerla di 40 chili sulle spalle e camminare a piedi scalzi su per le montagne. Quando arrivavano si riposavano e poi la sera tornavano in valle con le gerle piene di biancheria sporca e/o malati e morti.

Le donne soldato[modifica | modifica wikitesto]

Le donne soldato erano delle donne che di nascosto si imbucavano nei battaglioni e combattevano. Questo per il loro amore per la patria. Un esempio ne è Victoria Savs che decise di seguire il padre in guerra col nome di Victor. Si guadagnò ben 10 medaglie al valore e le venne amputata anche una gamba. Questo è uno dei pochi esempi del perché le donne non avevano nessun ruolo nei gradi militari.

Bilancio[modifica | modifica wikitesto]

Il bilancio della Grande Guerra è terribile: 10 milioni di morti, centinaia di migliaia di feriti, un'Europa distrutta dal conflitto.

Uomini mobilitati da ciascuno dei belligeranti
Stati Uomini mobilitati
Alleati
Francia 8.410.000
Inghilterra 7.905.000
Russia 12.000.000
Italia 5.615.000
Stati Uniti 4.355.000
Giappone 800.000
Belgio 267.000
Romania 750.000
Serbia 707.000
Grecia 230.000
Portogallo 100.000
Montenegro 50.000
Imperi Centrali
Germania 12.000.000
Impero austro-ungarico 7.800.000
Turchia 2.850.000
Bulgaria 1.200.000
Totale
22.850.000

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. H.P. Willmott, World War I, New York, Dorling Kindersley, 2003, pp. 10, 11.
  2. Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, 2009ª ed., Milano, Mondadori, 1994, p. 3