Giuseppe Mazzini

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Giuseppe Mazzini

Foto di Giuseppe Mazzini dal Fondo Comandini, Biblioteca Malatestiana.jpg

Nome
Cognome
Sesso
Luogo di nascita
Data di nascita
Luogo di morte
Data di morte
Attività
Giuseppe
Mazzini
Maschio
Genova
22 giugno 1805
Pisa
10 marzo 1872
carbonaro, politico, giornalista, autore di moti


Giuseppe Mazzini è stato un carbonaro, autore di moti, fondatore della Giovine Italia e uomo politico.

Giuseppe Mazzini, l’uomo che con Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele III è considerato uno dei padri e dei simboli del nostro Risorgimento.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Lapide Giuseppe Mazzini (San Giovanni Valdarno).jpg

Mazzini è nato a Genova il 22 giugno del 1805, all'età di 14 anni si è iscritto alla Facoltà di Medicina a Genova per il volere del padre; ma abbandonò gli studi per iscriversi a Legge. Nel 1827 divenne membro della carboneria, dove fu segretario in Valtellina. A causa della sua attività rivoluzionaria, è dovuto fuggire in Francia e nel luglio 1831 fondò a Marsiglia la Giovine Italia, un'associazione politica con obbiettivo di riunire gli stati italiani in una sola repubblica (forma di governo che garantisce l'uguaglianza tra poveri e ricchi) e liberare il popolo italiano dagli invasori stranieri. Era fortemente convinto che il programma politico non doveva essere segreto, ma conosciuto da tutti, che per migliorare le condizioni di vita di tutti era necessario che la lotta politica fosse anche rivoluzione e che l'unificazione sarebbe stata vantaggiosa anche per i ricchi borghesi garantendo la circolazioni delle merci su tutta la penisola; senza pagare dazi. Sulla sua testa pendevano infatti due condanne a morte: una a Genova per i moti del 1857 ed una a Parigi per complicità in un attentato contro Luigi Napoleone. Le condanne subite in diversi tribunali d'Italia lo costrinsero a nascondersi fino alla morte. Le teorie mazziniane furono di grande importanza per l'affermazione della democrazia attraverso la forma repubblicana dello Stato. Il 14 agosto è stato arrestato a Palermo ed è stato portato nel carcere militare di Gaeta. Fu esiliato nuovamente, è poi riuscito a rientrare a Pisa, con il falso nome di Giorgio Brown, il 7 febbraio 1872. A Pisa è morto il 10 marzo 1872.

Carboneria[modifica | modifica wikitesto]

Le carbonerie nacquero con lo scopo di cambiare i governi esistenti, con l'intenzione di realizzare gli ideali di libertà e indipendenza nazionale. Avevano una struttura a piramide: al vertice c'era un ristretto numero di capi la cui identità era segreta, i membri dei livelli inferiori invece non conoscevano né i loro soci né i programmi dei livelli superiori. In questo modo si pensava di garantire la sicurezza dell'organizzazione perché, in caso di arresto la gran parte dei carbonari aveva poco da rivelare alla polizia.

I moti[modifica | modifica wikitesto]

  • nel 1831 esiliato a Marsiglia lanciava la giovane italia associazione insurrezionale di stampo repubblicano destinata ad animare per anni la lotta per l’indipendenza nazionale. E fin dalla metà degli anni Trenta molti adepti dell’associazione mazziniana avevano tentato, senza successo, l’insurrezione negli Stati sabaudi.
  • Tra la fine degli anni Trenta e i primi anni Quaranta le azioni insurrezionali vennero, di fatto, monopolizzate dai mazziniani, anche se non sempre si svolsero sotto la sua organizzazione e certe volte neppure la sua approvazione. Lo Stato pontificio, oltre al Regno delle Due Sicilie, era tra i principali obiettivi degli insorti (persone che hanno preso parte ad una insurrezione). Improntata al mazzinianesimo fu, ad esempio, la tentata insurrezione emiliano-romagnola, scoperta ed eliminata prima di poter essere realizzata, del 1843.
  • Altro episodio fu quello di Rimini nel 1845, quando, dopo aver preso città, gli insorti avevano ereditato un proclamo, fatto da Luigi Carlo Farini, meglio conosciuto come Manifesto di Rimini. Nel proclama si poteva leggere una violenta critica allo Stato pontificio, le cui leggi e istituzioni erano additate come esempio di malgoverno borbonico. Ma il popolo non li comprese: scambiati per briganti, braccati dalla polizia e dalla popolazione locale, traditi da un compagno, i due fratelli e la magra squadra di insorti vennero infine fucilati.

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Zanichelli: Di tempo in tempo, l'età moderna. Volume 2

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]