Tolentino

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Tolentino

Tolentino, piazza della libertà, torre dei tre orologi 01.jpg
Palazzo comunale, Torre degll'orologio in Piazza della Libertà

Nazione
Popolazione
Superficie
Sindaco
Italia
18 536
126 km²
Giuseppe Pezzanesi


Tolentino è un comune del centro Italia. La popolazione, dai dati del 2020, è di 18 578 abitanti. Si trova nella provincia di Macerata e nella regione delle Marche.

Storia e geografia[modifica | modifica wikitesto]

Tolentino si trova al centro della vallata del fiume Chienti in un luogo territorialmente favorevole. La prima popolazione vissuta a Tolentino furono i Piceni; a conferma di questo, molti anni fa, è stato trovato un ciottolo, in cui era raffigurata una donna lupo, che probabilmente era risalente a quegli anni. La piazza più antica è quella della Libertà, che probabilmente era il foro romano, incrocio tra due strade: cardo e decumano. Tolentino ha avuto un forte sviluppo intorno al 1960 e la maggior parte della popolazione dall'interno e dalle campagne è venuta ad abitare in città. L' attuale sindaco è Giuseppe Pezzanesi che ormai è in carica da 8 anni.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Il gemellaggio è un legame politico o/e culturale fatto tra due città. Tolentino è gemellato con Labastide-Murat (Francia), Émerainville (Francia), Isola d'Istria (Slovenia), Scigliano (provincia di Cosenza) e Castello di Serravalle (provincia di Bologna, ora Valsamoggia gemellaggio ancora da completare). Le città che si sono gemellate con Tolentino hanno dato il nome a vie o parchi della città, ad esempio il parco Isola d'Istria oppure il viale Labastide-Murat.

Labastide-Murat[modifica | modifica wikitesto]

foto di un edificio della città di Labastide-Murat

Labastide-Murat e Tolentino si sono gemellati perché le truppe che un tempo combattevano per Gioacchino Murat, hanno combattuto contro l'esercito austriaco. Questa battaglia, fatta nel 1815, ha portato alla vincita di Murat. Questo gemellaggio è stato fatto per motivi politici e culturali. L'unione è stata fatta intorno agli anni Sessanta per ricordare la battaglia. Il sindaco di Tolentino che si è occupato di portare a termine il gemellaggio è stato Lino Semmoloni. Il comune di Tolentino, per ricordare Labastide-Murat, ha denominato una via con il nome della città francese.

Isola d'Istria[modifica | modifica wikitesto]

una veduta di Isola d'Istria

Isola d'Istria aveva in comune con Tolentino il Cantapiccolo cioè uno spettacolo cantato dai bambini. Il gemellaggio dura ormai da quasi quarant'anni. I sindaci di queste due città si incontrano ogni tanto per "rinnovare" l'amicizia; l'ultima volta in cui si sono incontrati è quando il sindaco di Tolentino, Giuseppe Pezzanesi, nel 2016 è andato nella città per l'inaugurazione del Wine Orange, una mostra mercato dove si degustano i vini d'Istria e del Trentino. Uno dei parchi più conosciuti prende il nome della città slovena.

Émerainville[modifica | modifica wikitesto]

Émerainville e Tolentino si sono gemellati nel 1979 per motivi culturali e perché hanno un passato storico comune. Tra Tolentino e Émerainville ci sono stati diversi incontri e aiuti economici dopo il terremoto da parte della città francese. A Tolentino in onore di questo gemellaggio, vicino alla ferrovia, c'è una via col nome della città.

Scigliano[modifica | modifica wikitesto]

Tra Tolentino e Scigliano il gemellaggio riguarda il Ponte del Diavolo che entrambi possiedono. La serata del 2 settembre 2018, in occasione del Cremisi Festival, in piazza della Libertà è stato firmato il gemellaggio. A firmare sono stati Carla Passacantando per Tolentino e Raffaele Pane per Scigliano; per sigillare l'unione anche il sindaco di Tolentino, Giuseppe Pezzanesi ha firmato. Al termine il sindaco di Scigliano, Raffaele Pane, ha donato lo stemma inciso su il legno della squadra della sua città a Marco Romagnoli, presidente dell'Unione sportiva Tolentino 1919, il quale ha donato al sindaco una sciarpa cremisi ed il gagliardetto.

Castello di Serravalle[modifica | modifica wikitesto]

immagine del municipio di Émerainville

Il gemellaggio è ancora da completare. Per adesso è stato siglato un protocollo d'intesa tra la citta di Tolentino e il Castello di Serravalle. Questo protocollo stabilisce finalità economiche, sociali e di promozione turistica. Lo scopo dell'unione di queste due città, oltre a quello economico, sociale e turistico, è di rafforzare il rapporto di amicizia. Il gemellaggio è nato per via del terremoto che ha colpito entrambe le città. Il protocollo per avviare il gemellaggio è stato firmato dal capitano di Castello si Serravalle, Vittorio Brigliadori, e il primo cittadino di Tolentino Giuseppe Pezzanesi.

Luoghi all'aperto[modifica | modifica wikitesto]

In passato, i ragazzi e le ragazze nel tempo libero, si riunivano in giardini, piazze, oratori o alla stazione. Questi luoghi erano scelti perché considerati sicuri visto che non c'erano molte auto in giro, non c’era neanche molta possibilità di spostarsi; i ragazzi venivano controllati dai propri genitori, parenti e amici, infatti, vista la poca popolazione, si conoscevano tutti. Le ragazze amavano sedersi sui muretti, anche perché si potevano fare nuove amicizie, mentre i maschi, giravano con le bici. Ci si riuniva anche vicino al fiume Chienti, che passa vicino la città, oltre che sotto il Ponte del Diavolo, dove vicino c’era una centrale idroelettrica: questi due luoghi erano il punto di ritrovo per i ragazzi che amavano la natura.i. Alle elementari i ragazzi giocavano con le figurine Panini. Si giocava anche con le biglie, per le quali venivano costruite apposite piste e a calcio nell'oratorio San Catervo, ma si facevano anche giochi di squadra come: tiro alla fune, pallacanestro, pallavolo e biliardino. Si poteva passeggiare, andare a vedere le mostre di pittura e volendo, partecipare anche ai gruppi Scout. I bambini si divertivano a costruire delle capanne di legno che servivano da rifugio. Un gioco molto divertente era quello di prendere con la bocca una mela, mentre si avevano le mani legate per metterla in un altro recipiente. A 13/14 anni se si voleva ascoltare la musica si andava a casa di amici, dove si mettevano i dischi, si mangiavano cioccolatini e si poteva anche ballare. Quando pioveva, ci si ritrovava a casa di un amico o negli oratori, dove si facevano i giochi da tavolo. La sera era raro che i ragazzi uscissero.

Il parco John Lennon

Giardini e parchi[modifica | modifica wikitesto]

Un parco molto frequentato erano i "giardinetti", oggi giardini "John Lennon", con al centro una grande fontana. Fino a circa gli anni '70 del secolo scorso i giardini John Lennon erano un'area antistante l'Ospedale cittadino che si trovava dove ora c'è il Palazzo Europa.

Tra il 1975 e il 1980, è stato realizzato il parco Isola d’Istria, altrettanto frequentato dai giovani e dai bambini.

Un altro posto di ritrovo era davanti alla Cattedrale di San Catervo (il patrono della città) nei giardini Leopardi, dove c’era una fontana, che a quel tempo era decorata con tanti fiori colorati. Le fontane principali erano quelle dietro a San Nicola che prima stava nella piazza della Libertà, poi restaurata e posta dietro San Nicola e la fontana dei giardini di San Catervo. C’erano delle fontane a forma di: lumaca, rospo e tartaruga.

Terme di S. Lucia[modifica | modifica wikitesto]

Terme di Santa Lucia

Inaugurate nel 1937, le Terme di S. Lucia sono note per l’acqua minerale che, grazie alle sue caratteristiche, permette di curare diverse malattie. Quest’acqua veniva chiamata anche Acqua Ceca, ovvero l’acqua che curava tutti i mali, grazie all’alta concentrazione di cloruro di sodio. Più a valle delle Terme si trova lo stabilimento di imbottigliamento delle acque minerali (non più in funzione) che dovrà essere demolito per realizzare un progetto di riqualificazione di tutta l'area. Tale progetto prevede anche la demolizione di una struttura chiamata Hotel Marche, leggermente sopra le Terme. Il Comune pochi mesi fa lo ha acquistato dalla Regione per dedicarlo ad ambulatori medici e come struttura di accoglienza per la SPA (dal latino salus per aquam - la salute grazie all'acqua), come si conviene alle migliori stazioni termali italiane. Tutt’oggi, nonostante i cambiamenti avvenuti nel corso degli anni, si mantiene il bar e un'area adibita alla degustazione dell’acqua delle terme. Accanto alla struttura vi è un parco con diversi giochi per bambini e ragazzi. In queste zone domina la tranquillità, il profumo dell’aria incontaminata e la vista sulla città di Tolentino. Le terme sono circondate da un bosco, rigoglioso di flora tipica delle colline maceratesi, ricco di sentieri.

Oratorio Don Bosco[modifica | modifica wikitesto]

L' entrata dell'oratorio Don Bosco

Nell' oratorio Don Bosco ci si riuniva per giocare a pallone e a biliardino, oppure per guardare film o fare dei teatrini. L’oratorio è chiamato così in onore di San Giovanni Bosco, conosciuto da tutti come Don Bosco. Fondò, grazie anche agli aiuti di famiglie facoltose, la congregazione, in seguito chiamata SDB (Salesiani di Don Bosco) che oggi è presente in tutto il mondo con opere e strutture che continuano ad incentrare la missione sull'educazione dei giovani. Don Rua, il successore di Don Bosco, viene a Tolentino nel 1908. Nasce l'oratorio dei Salesiani, nella parrocchia del SS.Crocifisso dove il parroco curava l’educazione delle ragazze e dei giovani. Fino agli anni della seconda guerra mondiale i locali dell’Istituto hanno ospitato la Scuola Media per aspiranti sacerdoti e, dopo la guerra, invece ospitavano ragazzi orfani provenienti dalle diverse regioni italiane e giovani che frequentavano le scuole superiori della città. Dall’inizio del secolo ventesimo fino al 1963 molte generazioni hanno riempito i locali dell’oratorio e del cortile. Dopo la partenza dei Salesiani una grande parte dell’edificio fu acquistato dall’Amministrazione Provinciale che lo destinò a sede dell’Istituto di Ragioneria. Sull’area dove è situata la scuola Istituto Comprensivo "Don Bosco", nella prima metà del Novecento, si innalzava l’imponente complesso del Convento di Sant’Agnese.

Incontrarsi oggi[modifica | modifica wikitesto]

cattedrale San Catervo

Al giorno d’oggi non ci si incontra più di persona come un tempo. Quando i ragazzi escono a Tolentino si riuniscono: al parco isola d’Istria nei pressi la pizzeria, vicino alla fontana di San Nicola, nei parchi anche fuori dal centro storico; adesso è frequentatissimo il McDonald's aperto da poco. I giovani di oggi amano molto andare in discoteca, adesso ce ne sono diverse in provincia, ma a quel tempo la più rinomata, per i ragazzi di Tolentino degli anni '80, era quella che si trovava vicino l’ex Hotel 77, in Viale Bruno Buozzi, chiamata “Imagine” e quella nei pressi delle Grazie chiamata "Bussola". Molto frequentato è anche lo Sherlock Holmes, un risto-pub.

Il risto-pub Sherlock Holmes

Fino a circa metà del 1900, la piazza principale aveva un ruolo sociale molto importante per i tolentinati: era il luogo dove si socializzava e dove spesso si stringevano gli "affari" tra le varie categorie sociali. Oggi questo luogo verrebbe chiamato "area di networking".

Il McDonald's davanti l' Oasi

Al giorno d’oggi, oltre alle piattaforme televisive, per la fornitura di serie TV e film, c’è anche una multisala, chiamata Giometti, posta vicino al centro commerciale Oasi. Un tempo, se si volevano vedere film su grandi schermi, si potevano frequentare: il cinema Europa, vicino al parco John Lennon, ora sede di una banca. Prima era la sala che proiettava i film in prima visione e quindi meta di tante persone anche dell'entroterra. C'era anche il cinema Politeama, recentemente restaurato, che, oltre alle proiezioni, proponeva anche spettacoli di arte varia. Infine c'era il cinema dell'oratorio Don Bosco, che, dal settembre del 1991, iniziò la domenica pomeriggio le proiezioni degli spettacolari "spaghetti" western. Alcuni dei più affezionati ricordano con nostalgia l'intervallo tra il 1° e 2° tempo quando si acquistavano i pop-corn con la gazzosa aromatizzata alla menta...oggi banalmente Sprite!

Il Politeama

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

I monumenti più importanti di Tolentino sono:

  • Biblioteca Egidiana
  • Biblioteca Filelfica
  • Cattedrale di San Catervo
  • Collegiata di San Francesco
  • Chiesa di Santa Maria Nuova
  • Chiesa del Santissimo Crocifisso
  • Chiesa San Giacomo
  • Palazzo Parisani Bezzi
  • Palazzo Sangallo
  • Piazza Domenico Silverj
  • Piazza Madama
  • Teatro Nicola Vaccaj
  • Torre degli orologi
  • Palazzo di Montanari
  • Ponte del diavolo

Castello della Rancia[modifica | modifica wikitesto]

Castello della Rancia

Il castello della Rancia fu costruito come fattoria fortificata nel XII dove i monaci cistercensi della vicina Abbazia di Fiastra difendevano le derrate agricole, da qui deriva il nome Rancia da grancia, granaio. In seguito, nel XIV secolo (1352-1355), passò sotto il controllo di un componente della famiglia Da Varano, Signori di Camerino. Prende il nome dal Castello della Rancia anche la famosa battaglia di Tolentino, chiamata anche la “battaglia della Rancia”, che si svolse tra 2 e il 3 Maggio del 1815. La battaglia di Tolentino vide lo scontro tra le truppe del Re di Napoli, Gioacchino Murat (cognato di Napoleone Bonaparte), contrapposte a quelle degli austriaci. Furono giorni di duri combattimenti e l’intera zona divenne campo di scontro. La battaglia vide la definitiva vittoria austriaca, con il conseguente ritorno dei Borbone sul trono napoletano e ancora oggi è ricordata nei libri di storia come l’esordio del Risorgimento italiano. Dal 1974 di proprietà del Comune è visitabile e all'interno si può trovare un museo archeologico derivante dalla donazione del conte Aristide Gentiloni Silverj.

La torre degli orologi[modifica | modifica wikitesto]

La torre degli orologi si trova in Piazza della Libertà e svolge due funzioni principali: è il campanile della Chiesa di San Francesco ed allo stesso tempo funge da orologio ed è composto da tre meccanismi: la prima indica l'orario, la seconda indica le fasi lunari mentre la terza in passato indicava le ore in cui si doveva pregare.

Torre degli orologi

Basilica di San Nicola[modifica | modifica wikitesto]

Basilica di San Nicola

La Basilica che custodisce le reliquie di S. Nicola, in origine intitolata a San Giorgio, è ad unica navata e venne costruita fra il XIII ed il XIV secolo per poi essere completata ed arricchita nei secoli successivi; nel 1476 venne dedicata a San Nicola da Tolentino che era stato ospitato per circa trenta anni nell'annesso convento, morendovi nel 1305. La facciata della basilica, in origine a capanna, venne portata a compimento a partire dal XV secolo quando venne realizzato il portale ad opera di Nanni di Bartolo. Sul lato sud si apre il chiostro agostiniano, di origini trecentesche. L’impianto è quello originario risalente al XIII secolo ma la decorazione venne completamente modificata nell’arco del XVII secolo. Vennero pian piano commissionate le varie cappelle laterali, la basilica si ricoprì di marmi pregiati e, infine, tra il 1605 e il 1628 venne realizzato da Filippo da Firenze, maestro intagliatore, il soffitto a cassettoni lignei che doveva sostituire l’originaria copertura a capriate. Il soffitto, in legno dipinto con oro zecchino, illumina l’intera navata dall’ingresso fino all’altare. La parte più interessante della Basilica è la cappella conosciuta con il nome di Cappellone di San Nicola: un ambiente a pianta rettangolare completamente affrescato secondo la tradizione della scuola giottesca.

Tradizioni culinarie[modifica | modifica wikitesto]

A Natale si faceva un grande pranzo, la cui portata principale erano i cappelletti (tortellini) in brodo, fatto con il cappone grasso. Dopo il primo si mangiava il "lesso", cioè il cappone utilizzato per fare il brodo veniva accompagnato con erbe cotte o con insalata russa. Il lesso poteva essere fatto anche con altri tipi di carne. Per dolce veniva fatta la pizza di Natale con noci, fichi, pinoli e un po’ di cacao per renderla scura. Nelle nostre campagne era una festa quando si faceva la polenta sulla “spianatora”, una specie di tavola alla quale tutti attingevano e sulla quale veniva messa la polenta, condita con sugo o bianca con funghi e salsicce.

I "vincisgrassi"[modifica | modifica wikitesto]

I vincisgrassi, una variante delle più famose lasagne, hanno il ruolo di protagonista indiscusso nella cucina di Tolentino. L'antica ricetta dei vincisgrassi alla maceratese è molto diffusa sul territorio regionale e si caratterizza per l'uso di alcuni ingredienti specifici: la sfoglia all’uovo, infatti, è condita strato per strato con un robusto ragù di animelle e frattaglie di pollo, con l’aggiunta di besciamella e parmigiano. Il risultato è un piatto ipercalorico e ipergustoso, consumato soprattutto durante i pranzi domenicali, in quanto richiede una massiccia dose di poltrona o divano per la digestione!

Vincisgrassi

Salumi e Carni[modifica | modifica wikitesto]

La razza bovina marchigiana, presenta le seguenti caratteristiche: è una carne dì notevole sviluppo somatico e precocità, è caratterizzata da elevati incrementi giornalieri. La razza bovina marchigiana viene allevata allo stato brado o semibrado in stalle libere o a stabulazione fissa. Viene predisposta per tagli di carne fresca, molto apprezzata lessa, arrosto, brasata, in umido, alla griglia, o per preparare ragù, involtini, polpette, ecc.. Inoltre abbiamo un piatto tipico molto importante: l’oca arrosto.

Liquori ed infusi[modifica | modifica wikitesto]

ciauscolo
liquore tipico: il Varnelli

A Tolentino uno dei liquori più apprezzati è il liquore all'anice o mistrà, commercializzato con il nome di Varnelli. Per la preparazione di questa bevanda sono necessari semi di anice, alcool, sciroppo di zucchero. Si fanno macerare i semi dell'anice, ancora verdi, in alcool a 70° per circa 40 giorni mescolando frequentemente. A freddo si aggiunge uno sciroppo di zucchero in quantità variabile a seconda del grado di dolcezza desiderato. Viene quindi filtrato e imbottigliato.

Formaggi e latte[modifica | modifica wikitesto]

La ricotta salata, tipica produzione casearia tolentinate, si presenta di forma tronco-conica, con la crosta di colore grigio. La pasta è bianca e compatta. Si utilizza prevalentemente grattugiata sulla pasta, oppure anche a fine pasto. La pratica della salatura, oltre che per ottenere un prodotto particolarmente apprezzato per il gusto gradevolmente sapido e l'aroma delicato, veniva utilizzata per conservare la ricotta che non veniva consumata fresca.

Ortaggi e Conserve[modifica | modifica wikitesto]

Il cardo di Tolentino (in dialetto il gobbo) è conosciuto come il gigante degli ortaggi, appartiene alla famiglia delle Composite. Molto apprezzata la Parmigiana di gobbi, ricetta tipica della cena natalizia.

Vini[modifica | modifica wikitesto]

Con la dicitura Macerata Doc vengono raggruppati tutti i vini prodotti sull'intero territorio della provincia di Macerata. In questi vitigni si raggruppano il trebbiano, il Maceratino, la Malvasia. Si ottengono così dei vini dal colore giallo paglierino tenue dal profumo caratteristico, gradevole e dal sapore asciutto ed armonico.

Miele[modifica | modifica wikitesto]

Il miele prodotto a Tolentino è conosciuto come miele delle Marche, è un prodotto di colore da extra bianco ad ambra chiaro, di odore debole o di media intensità, il sapore è variabile da delicato a mediamente intenso, vegetale o fruttato, miele di leguminose o di girasole, leggermente aromatico o poco fine.

Chi cucinava[modifica | modifica wikitesto]

I piatti venivano cucinati dalle donne di famiglia, perciò le madri e le nonne facevano a gara a chi realizzava il piatto migliore. Le ricette venivano tramandate sia oralmente sia con ricette scritte, in modo che fossero rispettate le dosi giuste; non erano usate le bilance, ma si faceva ad occhio. Ogni donna aveva i suoi segreti, alcune piccole aggiunte o modifiche della ricetta che venivano custodite gelosamente.

Tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Una delle tradizioni più importanti è la pista del maiale, si uccideva il maiale e lo si lavorava; c’erano molti compiti per esempio chi faceva le salsicce oppure il salame e non si sprecava nulla dell’animale. Altra tradizione importante era la mietitura, la così detta “trebbiatura”, durante la quale si lavorava molto. C’era chi pensava a cucinare il pollo, le tagliatelle, chi provvedeva a spillare il vino, chi alla musica perché alla fine dell’ultima giornata si festeggiava.

Da piatti vecchi a piatti nuovi[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono alcuni piatti che vengono considerati “poveri”, ma che in realtà oggi vengono cucinati in ristoranti da tre, quattro stelle perché sono stati riscoperti e valorizzati, ad esempio la trippa, la polenta e delle zuppe di legumi particolari.

Piatti tipici a Carnevale[modifica | modifica wikitesto]

A Carnevale si preparavano soprattutto dolci fritti: le frappe, le chiacchere, i limoncini, gli scroccafusi, la cicerchiata e le castagnole.

Gli scroccafusi sono delle palline di pasta lessate in acqua bollente e poi fritte, spolverate di zucchero e bagnate con alchermes. Le radici di questa ricetta sono antiche e legate al mondo rurale. Ancora oggi si tramanda di generazione in generazione seguendo fedelmente l’antica procedura. Sono croccanti e non a caso il loro nome deriva dal suono dello scrocchiare di questi dolci sotto i denti al momento dell’assaggio.

La cicerchiata è un dolce composto da tante palline fritte o al forno, mescolate con miele bollente, mandorle tritate e abbrustolite, pinoli o noccioline. La cicerchiata può assumere diverse forme: a filoncino, a cupola o a ciambella e il suo colore è tradizionalmente dorato.

Un vecchio detto popolare dice “Finito Carnevale, finito amore, finito di mangiare le castagnole”, quasi ad indicare questo dolce come simbolo di questo periodo dedicato all’allegria. Non sarebbe infatti un vero Carnevale se non si friggessero almeno una volta le castagnole. Nel primo quarto del secolo scorso, al tempo in cui erano già di moda veglioni danzanti, nei teatri e nelle sale dei circoli ricreativi, soprattutto nei paesi come Tolentino, ogni famiglia portava la sua scorta di castagnole e, a mezzanotte, avveniva lo scambio generale di auguri e dolci. Le castagnole assumono forme diverse sul territorio: nel pesarese hanno forma allungata, tondeggiante e più piccola. Al termine della preparazione vengono cosparse o di zucchero o miele oppure alchermes che dona loro un colore rosso acceso. Occasionalmente vengono anche farcite con crema pasticciera.

Attrezzi in cucina[modifica | modifica wikitesto]

C’erano molti attrezzi, ad esempio la cucina a legna, in cui si scaldavano alcune piastre che servivano per cuocere i piatti; invece per tagliare grandi pezzi di ossa di maiale, tacchino ecc… si utilizzava un grande coltello che si chiamava "mannarì", dalla forma di un’ascia. Molti di questi attrezzi sono andati perduti.

La merenda dei bambini[modifica | modifica wikitesto]

I bambini non mangiavano le merendine come oggi, perché ancora non esistevano, ma delle semplici preparazioni, un panino col prosciutto, il tonno con i carciofini, il pane bagnato d’acqua con lo zucchero e il vino, il pane con i pomodori, pane burro e zucchero.