Natoli (famiglia)

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Stemma Araldico dei Principi Natoli

I Natoli sono una antica famiglia dell'alta nobiltà reale francese, naturalizzata italiana, diretta discendente di Re Carlo I d'Angiò, figlio del re di Francia Luigi VIII detto "il Leone", fanno parte della famiglia Du Pont, poi naturalizzata americana, e della dinastia Châtillon tra le più antiche di tutta la cristianità, furono i finanziatori principali della Cattedrale di Beauvais. Il nome originale Natoli, è l'italianizzazione dal latino "de Nantolio" di "de Nanteuil", territorio di un antico Castello a circa trenta chilometri da Parigi, di cui i Natoli erano sovrani, che risale a prima della nascita del Regno di Francia, nei pressi del quale sorgeva una piccolo lago con uno stagno che rendeva verde tutto il territorio fornendo acque dolci benefiche da cui ha origine il nome Nantouilllet (Nantolium Alduini, Nantolio Houduini, Nantogilum Hilduini o Aldus)[1][2]. Il ramo di famiglia rimasto nel Regno di Francia mantenne importanti territori e primario potere politico ed ecclesiastico, il ramo italianizzato Natoli (ma anche in un ramo in dell'Antoglietta) con tradizione di cavalieri reali Milites, ricevette sconfinati feudi per meriti militari nel territorio dell'attuale Italia dopo il XIII.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1266 il cavaliere del Regno di Francia Jean de Nanteuil (ovvero proveniente dal Castello di Nanteuil), poi italianizzato come Giovanni Natoli, discendente dei reali vichinghi di un territorio corrispondente all'attuale Norvegia, giunse in Italia con il suo parente di famiglia Carlo I d’Angiò, fratello del Re di Francia ed unico sovrano senza terra,[3][4], insieme a tre dei suoi cinque figli, tutti cavalieri, con il titolo di reali Milites, famosi per le loro capacità in combattimento, erano contesi dai sovrani d'Europa per avere protezione, giunsero per sconfiggere Manfredi di Sicilia, alleato con i tedeschi e i Saraceni, che minacciava il Papa Innocenzo IV e poi il Papa Urbano IV, che richiesero il loro aiuto.

Nel 1343 la famiglia Natoli giunse nel Regno di Napoli e poi arrivò nel Regno di Sicilia, a Messina, con Antonino Natoli (Antoninus de Nantolio), insieme alla loro familiare, la Regina Eleonora d'Angiò, moglie del re di Sicilia Federico III di Aragona[5] che gli conferirà sconfinati feudi sovrani, per meriti militari, tra la Sicilia, Puglia e Toscana. I Natoli, i de Nanteuil, gli Châtillon, i du Pont (famiglia) de Nemours, e i de Villebeon sono tutti parenti e rami della stessa famiglia originale.

Nel 1597 i Natoli erano i primi sovrani di un piccolo regno, fondato dal Principe Giovanni I Natoli di Sperlinga, che prese il nome di Principato di Sperlinga, mantennero il titolo di Principi, sia in via agnatizia che matrilinea, anche a seguito della vendita del territorio nelle generazioni successive.

Giuseppe Natoli (1815-1867), fu l'eminenza grigia di Camillo Benso conte di Cavour, ministro alla fondazione del Regno d'Italia, e fu il primo finanziatore della Banca degli Stati Sardi, poi divenuta la Banca d'Italia, inoltre fu il finanziatore della famiglia Orlando che crearono in Liguria i cantieri poi divenuti Fincantieri.

L'Arcivescovo Luigi Natoli (1815-1867), fu tra i protagonisti del Concilio Vaticano I, e il sostenitore della teoria dell'Infallibilità del Papa.

Amedeo Natoli (1888–1953), merchant banker di Parigi, è considerato il padre per le scienze bancarie e assicurative, dei moderni contratti assicurativi e riassicurativi.

Personalità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. Dott. A. Mango di Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia, 1912, Palermo
  2. Teatro genealogico delle famiglie nobili di Sicilia. Parte II , di D. Filadelfo Mugnos
  3. [1] pagina 133 “Nobiliario della città di Messina", Giuseppe Galluppi, A. Forni, 2007
  4. pagg 788, "Enciclopedia storico-nobiliare italiana: famiglie nobili e titolate viventi riconosciute dal R. governo d'Italia compresi: città, comunità, mense vescovili, abazie, parrocchie ed enti nobili e titolati riconosciuti, Volume 4", Vittorio Spreti, ed. Forni
  5. [2] Nobiliario della città di Messina, Giuseppe Galuppi, pgg 133

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Chiusole, La genealogia delle case più illustri di tutto il mondo, Venezia, 1743
  • Giovan Battista di Crollalanza, Storia militare di Francia dell'Antico e Medio Evo opera originale (1100-1285), Vol. 2, Firenze, 1861
  • SAN, Sistema Archivistico Nazionale, Ministero dei beni e delle attività culturali, aderente Sistema Informativo degli Archivi di Stato (SIAS), presso "Archivio di Stato di Palermo", carte famiglia Natoli e famiglie imparentate (Alliata, Monroy, Speciale e altre), sec. XVII - XX
  • Filadelfo Mugnos, Teatro genologico delle famiglie nobili, titolate, feudatarie ed antiche del fedelissimo regno di Sicilia viventi ed estinte, Pietro Coppola, Palermo 1647 (on line)
  • San Martino De Spucches, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia, Palermo 1924, voll. 10, passim.
  • Cajo Domenico Gallo, Andrea Vayola, Annali della città di Messina, Tomo Secondo, Tip. Filomena, 1758/59 [3].
  • Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana: famiglie nobili e titolate viventi riconosciute dal R. Governo d'Italia, Vol. 4, Ed. Enciclopedia storico-nobiliare italiana, pgg 788
  • Ennio Igor Mineo, Nobiltà di stato. Famiglie e identità aristocratiche nel tardo medioevo. La Sicilia, Donzelli Editore, Roma, 2001, ISBN 88-7989-642-3.
  • Simona Laudana, Lo Stato del Principe: i Moncada e i loro territori, S. Sciascia, Palermo, 2008, ISBN 8882412849
  • Benedetto Mazzara, Leggendario francescano, istorie de Santi, Beati, Venerabili ed altri Uomini, Venezia
  • Scritti vari di Monsignor Natoli, Tip. Del Progresso, Messina, 1877
  • Giuseppe Galluppi, Nobiliario della Città di Messina, A.Forni, 2007, pgg 133
  • Francesco San Martino De Spucches,La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai giorni nostri (1925), Palermo, 1927

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]