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        RIVOLUZIONE FRANCESE E LIBERALISMO

Il 1700 è stato il secolo più importante della storia, il secolo dei cambiamenti dettati anche dalle scoperte scientifiche del secolo precedente. È il secolo in cui si sviluppò l’Illuminismo, un movimento filosofico che si diffuse in maniera piuttosto rapida in gran parte d’Europa, specialmente in Francia e che fu elaborato già nel 600 da alcuni filosofi inglesi come Locke ed inoltre da filosofi irlandesi come Francis Bacon e dallo Scozzese Hume. Proprio la Francia trovò negli ideali filantropici di questo nuovo movimento una perfetta armonia con ciò che erano le esigenze politiche e sociali di quella che era la nuova classe emergente: la borghesia. Prima di andare a spiegare nello specifico ciò che accade nel 1789 in Francia, è doveroso andare a distinguere quella che era la società francese, di tipo piramidale, dell’epoca. Ovviamente al vertice vi era il sovrano, il quale veniva poi seguito da ben tre ordini che a differenza di quanto si possa pensare erano ben diversi dalle classi sociali, difatti con ordini si intende una divisione giuridica. Il primo ordine che seguiva il sovrano è quello più importante, ossia il ceto ecclesiastico composto da vescovi cardinali abati e parroci. Quest’ultimo rappresentava una minoranza, difatti erano circa 130.000 su 26 milioni totali, ma nonostante ciò godevano di alcuni privilegi come l’esenzione dalle tasse e la sottrazione ai tribunali statali in favore di quelli ecclesiastici. Il ceto seguente era quello della nobiltà che comprendeva circa 300.000 individui i quali erano esenti dalle tassazioni e avevano privilegi fiscali verso i contadini. Infine vi era il terzo stato, ovvero quel ceto più ricco e variegato di individui, composto da banchieri, medici, avvocati, ma anche da uomini meno ricchi come i contadini e gli artigiani. Come detto il 700 è il secolo dei cambiamenti e a partire dagli anni 70 il sovrano Luigi XVI, per risanare il debito eccessivo dovuto alle tante spese durante la Guerra dei Trent’anni, pensò di emanare una riforma fiscale in grado di abolire i privilegi di cui godevano il clero ed i nobili. Ci provò in vari tentativi, ma fallì anche a causa della troppa fobia di dover affrontare quella che poteva essere una resistenza durissima, la quale si accorse della debolezza del Sovrano e per limitarne il potere, chiesero di convocare gli Stati Generali. Luigi XVI accettò la richiesta e gli Stati Generali furono convocati per il 5 Maggio 1789. Ovviamente la maggioranza era rappresentata dal Terzo Stato con 600 deputati, il quale non accettando il voto per ordine (ossia un voto per ogni ceto), si batté per ottenere il voto per testa (ossia tutti avevano diritto al voto). Purtroppo questa richiesta fece sì che gli Stati Generali si sospesero e ciò portò il Terzo Stato a dichiararsi, il 17 Giugno 1789, Assemblea Nazionale, iniziando così a rappresentare l’intera Nazione e no più il solo ceto sociale. Il Sovrano, molto dubbioso, accettò l’Assemblea Nazionale, nonostante si sospettò che lo stesso volle bloccarla con l’esercito e questa ipotesi portò ad una rottura totale che sfociò nella vera e propria Rivoluzione. Il ceto borghese, seguito poi dai cittadini popolari, il 14 Luglio 1789 decise di imporsi e di attaccare quindi la Bastiglia, vale a dire una prigione ed un deposito armi e simbolo anche del Sovrano Assolutista. Alla fine dell’800, il 14 Luglio divenne la data ufficiale della Rivoluzione Francese e per questo viene festeggiata ogni anno come festa Nazionale. In quell’estate, però, a partire dalla fine di luglio si sviluppò una grande paura. Difatti, i contadini francesi iniziarono ad essere derubati da dei briganti, in pieno accordo con la nobiltà. Ciò portò, come conseguenza ad una reazione violenta e quindi ad una vera e propria rivolta contadina che vide la distruzione delle proprietà nobiliari. Di fronte a questi fatti, l’Assemblea Nazionale, il quattro agosto, molto impaurita decise di emanare una legge per porre fine al feudalesimo in Francia e quindi abolire il lavoro obbligatorio che i contadini dovevano al Signore. Cominciava ad intravedersi la caduta dell’Ancien Régime. Sempre nello stesso mese, pochi giorni dopo (il 26 agosto) si votò per un documento fondamentale per la storia Europea e non solo, si tratta della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino. Questo documento fu emanato per evitare di perdere nuovamente di vista, in futuro, i diritti naturali dell’uomo, ovvero quei diritti che si sono dimenticati a causa dell’ignoranza sfociando poi in violenza ed ingiustizie.

Successivamente il cinque ottobre dello stesso anno, a Parigi, venne organizzata una manifestazione di rivolta contro il prezzo del pane. Il corteo era specialmente formato da donne le quali si recarono poi a Versailles scortate da una Guardia Civile con a capo Lafayette (un nobile progressista). Questo corteo riuscirà poi a far spostare l’Assemblea Nazionale da Versailles a Parigi, garantendo così un maggiore controllo. Il sovrano a questo punto era molto restio ad accettare il processo storico che avrebbe portato la monarchia a diventare costituzionale, difatti stava tentando di organizzare una resistenza insieme alle altre corti europee. In seguito, l’Assemblea Nazionale emanò una nuova legge che segnò una spaccatura profonda nella storia della Francia, una legge, La Costituzione Civile del Clero, che prevedeva la sottrazione del controllo, da parte del Pontefice, di quelli che erano i sacerdoti. Con questa legge i sacerdoti divennero funzionari pubblici, eletti da assemblee popolari e pagati dallo Stato. L’obiettivo della Rivoluzione era dunque ben chiaro, si voleva puntare al modello inglese e quindi ad una monarchia costituzionale. Durante questo periodo Luigi XVI commise un errore fatale: fece finta di assecondare la Rivoluzione, nonostante ritenesse quelle condizioni estremamente inaccettabili. Successivamente decise di raggiungere travestito, in carrozza ed insieme alla sua famiglia i nobili per guidare gli eserciti organizzati all’estero, in grado di portare avanti una controrivoluzione. Questo giochino durò ben poco, infatti fu intercettato nei pressi di Varennes (un paesino vicino ai Paesi Bassi, la sua reale meta) e fu riportato a Parigi dalla milizia civile. A questo punto fu messo con le spalle al muro e finalmente riuscì a negare la Monarchia Costituzionale, la quale per poter essere resa ufficiale doveva godere di un accordo tra Sovrano e Parlamento. Si entrò quindi nella fase detta “borghese”, una fase che vide l’abbattimento dell’Ancien Régime e la divisione della Francia in 83 dipartimenti. Inoltre questa fase portò alla stesura della nuova Costituzione, nel 1791 e di conseguenza ad un’elezione per il nuovo Parlamento, esclusivamente composto da una sola camera: l’Assemblea Legislativa. Nei successivi tre anni la Francia entrò in un periodo di guerra, il quale terminò in seguito. Sempre durante questo periodo fu istituito il Comitato di Salute Pubblica e uno dei massimi esponenti era Maximilien de Robespierre, un avvocato soprannominato “L’incorruttibile”. Robespierre era un radicale che tra il 1793 ed il 94 guidò la politica francese tramite l’istituzione di un governo del terrore. Questo stile di governo adottato da Robespierre divenne celebre proprio per l’uso singolare ma anche estremo della ghigliottina, uno strumento che permetteva di poter eliminare quelli che non erano pienamente d’accordo con l’idea politica adottata. Sempre sotto la guida dell’Incorruttibile, si scrisse una nuova Costituzione (nel 1793) che però non riuscirà mai ad entrare in vigore a causa della difficile situazione che affliggeva la Francia. Robespierre, inoltre, era il leader dei Giacobini, un movimento nato durante la Rivoluzione Francese e che si basava su di una ideologia ben chiara: quella di Jean-Jacques Rousseau. Rousseau era un filosofo del 700, il quale credeva fortemente in una democrazia tanto da pubblicare nel 1762 un caposaldo del pensiero democratico: Il Contratto Sociale. Jean-Jacques si ispirò molto alla concezione dello Stato di Spinoza e quindi sul riconoscimento del fatto che la sicurezza di ogni singolo cittadino è data dalla comunità, la quale a sua volta deve cercare di ottimizzare il benessere collettivo. Secondo il filosofo, la nascita della Sovranità si ha nel momento in cui lo stesso cittadino decide di rinunciare alla propria libertà, ai propri diritti per obbedire al Sovrano. Dal canto suo il Sovrano deve cercare di soddisfare degli interessi che secondo Rousseau possono essere distinti in: -interessi generali: ovvero il bene della comunità e dunque ciò che deve essere il bene per l’intera popolazione. - interessi della maggioranza: ossia l’interessi di una sola parte della collettività. Qui ci si potrebbe fermare e pensare proprio al secondo tipo di interesse citato dal filosofo, difatti quest’ultimo ha puntato il dito proprio su uno dei problemi della democrazia, ovvero quello che le decisioni prese da una sola parte della collettività non garantiscono l’interesse, appunto, di tutta la collettività. Mettendo alla luce questo problema, è naturale pensare a come poterlo risolvere e qui Rousseau pone un’altra distinzione, quella rivolta verso un qualcosa che esiste a livello individuale: la volontà, distinta in quella generale/collettiva e quella particolare. Ovviamente per lui una democrazia reale poteva prendere piede solamente nel momento in cui tutti i cittadini si sarebbero spinti ad utilizzare quella che è la volontà generale per quindi dare luogo all’interesse generale, cosa che non può avvenire utilizzando la volontà definita particolare. Secondo Rousseau la democrazia, dunque, tende a utilizzare la volontà particolare e quindi a realizzare quelli che non sono gli interessi della collettività rendendo così difficile la distinzione tra i beni collettivi e quelli individuali. Il vero problema delle democrazie, per Rousseau, è che sono regimi di governo dove il potere non lo ha il popolo, bensì le minoranze organizzate, le quali puntano a convincere, attraverso per esempio la propaganda, l’intera collettività. Il filosofo Jean-Jacques Rousseau fu dunque il primo ad elaborare una vera e propria diagnosi che riuscì ad individuare molto bene quali sono le lacune di questo regime di governo.


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