Angelo Polli

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Angelo Polli

Angelo Polli.jpg
Il Colonnello Angelo Polli nel 1943

Nome
Cognome
Sesso
Luogo di nascita
Data di nascita
Luogo di morte
Data di morte
Attività
Angelo
Polli
M
Milano
25 dicembre 1891
Milano
16 dicembre 1981
militare


Angelo Polli (Milano, 15 dicembre 1891 - Milano, 16 dicembre 1981) è stato un Colonnello con funzioni di Generale e patriota italiano ispiriatore della resistenza antinazista tra i soldati.

Il Generale Gianni Polli, fratello di Angelo Polli

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il Generale Angelo Polli figlio dell'industriale Pietro e della nobil donna Giulia Brambilla, nacque a Milano, nel 1891, con due fratelli, tra cui due alti ufficiali Gino e Angelo, Emilio Polli e due sorelle, Lele e Mara Polli Natoli, è stato un militare italiano. Soprannominato "The Angel", ha partecipato, al fronte di tutte le battaglie della sua epoca, tra cui le Guerre italo-turche (1911-12), la Prima Guerra mondiale, la Seconda Guerra Mondiale, la Seconda guerra franco-italo-etiope (1935-1936). Angelo Polli si arruola inizialmente come volontario per un anno a Milano e viene selezionato come Ufficiale del 12° Reggimento Bersaglieri con matricola 65283, in breve tempo divenne un dei migliori sniper. Nel corso della seconda guerra mondiale per la sua attitudine divenne comandante dei corpi d'elitè dei tiratori scelti dei Bersaglieri sul confine italiano nei momenti di maggior tensione in località Malles[1]. Due dei suoi fratelli furono ufficiali, volontari nell'esercito italiano, partecipando in prima linea a tutte le battaglie della loro epoca, il fratello Gino Polli perì, tornato a Milano dopo mesi di agonia, per le conseguenze della battaglia del Piave nella Prima guerra mondiale. Il Colonnello Angelo Polli sostenne segretamente la fuga di diverse famiglie ebree.

Angelo Polli, comandante sul confine italiano di Malles Venosta, il 9 settembre del 1943 fu il primo alto ufficiale catturato da un commando inviato appositamente da Adolf Hitler per costringerlo a giurargli fedeltá sul territorio italiano[2], ma il Colonnello Polli con funzioni di Generale, non si arrese mai alle richieste dei Nazisti, e di Adolf Hitler in persona, e venne così privato dei suoi beni, deportato e torturato nei campi di concentramento in Polonia (campo Stalag 367 di Czestochowa), poi nei Lager in Germania e Olanda (Herzogenbusch Nazi concentration camp detto Kamp Vught) gestito in collaborazione dai tedeschi con i corpi volontari degli spietati Nederlandsche SS, considerati criminali di guerra e autori di esecuzioni sommarie, fu torturato per tre anni initerrotti, senza mai accettare il giuramento di fedeltà a Hitler. Il campo fu per la maggior parte evacuato prima dell'arrivo degli Alleati: entro i primi di settembre 1944. Quando i soldati della Quarta divisione corazzata canadese e della 96a Batteria anticarro della Quinta divisione liberarono il campo di sterminio il 27 ottobre 1944, vi trovarono solo circa 500-600 prigionieri ancora in vita, anche se in pessime condizioni, tra cui il Comandante Angelo Polli, ed i corpi di circa 500 altri prigionieri uccisi dalle SS la mattina stessa. Tutto il materiale e le documentazioni dei campi di concentramento e le schede personali furono bruciati dai Nazisti prima di scappare dai campi di concentramento.[3]

La vita quotidiana nei campi di concentramento, oltre alle torture continue per convincere gli alti ufficiali a passare con i nazisti, era scandita da numerosi controlli e ispezioni e frequenti erano le punizioni psicologiche e corporali con percosse che in molti casi provocavano gravi invalidità e lesioni mortali. I Militari nei campi di concentramento non erano mai condotti direttamente nelle camere a gas, ma erano condannati a morire per fame e sfinimento per le durissime condizioni di lavoro, mentre gli ebrei venivano selezionati più raramente per i lavori forzati. I prigionieri militari dei campi nazisti secondo le testimonianze, avrebbero dovuto ricevere un salario spettante ai prigionieri di guerra sottoposti a lavori forzati secondo le Convenzioni internazionali, ma quel salario veniva indicato solo sulla carta e mai corrisposto, per questo vennero chiamati "gli schiavi di Hitler"[4]. Moltissimi prigionieri persero la vita in condizioni disumane di lavoro. La preziose testimonianze, le lettere ai familiari dei reduci e le carte dell'Ambasciata italiana a Berlino conservate presso la National Archives and Records Administration di College Park (Stati Uniti) dimostrano come stenti, vessazioni e abusi fossero continue e disumane ogni giorno.

Il Generale Angelo Polli venne inserito nella prima delle quattro divisioni dei prigionieri militari, considerata all'epoca la più prestigiosa forza d'Elitè italiana, superiore alla fanteria di marina San Marco (catalogata 3ª Divisione), che i Nazisti chiamarono 1ª Divisione Bersaglieri Italia[5][6]. Il Generale Angelo Polli venne poi derubricato, come tutti, da "prigioniero" a "internato", un trucchi legale dei vertici Nazisti in Germania, ciò implicava la sottomissione dei deportati militari italiani nei campi nazisti a un regime giuridico non convenzionale secondo gli accordi di Ginevra del 1929, portandoli in un limbo giuridico legato all'arbitrio totale di Aldof Hitler in persona[4]. Il 20 novembre 1943, infatti, i nazisti tedeschi respingono tutte le richieste della Croce Rossa Internazionale di poter assistere gli internati militari perché essi "non erano considerati più prigionieri di guerra"[7] e si inventò per aggirare la legge il termine IMI (Internato Militare Italiano) che rendeva non proibita la tortura.

La pressione e le torture verso alcuni alti ufficiali fu forte e strategica fin dal principio, già il 15 ottobre 1943 Adolf Hitler in persona ordinava di reclutare battaglioni di "milizia" fra i prigionieri militari italiani, disponendo di "isolare", "mettere al sicuro" (neutralizzare) e "torturare" coloro i quali facessero propaganda contraria all'arruolamento nelle nuove formazioni Naziste[8]. Gli ufficiali superiori e i generali furono sottoposti continuamente a durissime vessazioni e crudeltà, fra le quali si ricorda particolarmente la marcia dei generali, una "marcia della morte" ripiegando dalla prigionia in Polonia, dove morirono moltissimi.[9] Giunto nei campi di concentramento in presenza di italiani, il Generale Nazista Wilhelm Keitel, poi giudicato colpevole nel processo di Norimberga per crimini di guerra e contro l'umanità, dava ordini di distruggere ogni ufficiale psicologicamente e ucciderli con la tortura, affermando: "L'unico esercito italiano che non ci potrà tradire è un esercito che non esiste".[10].

Fra i prigionieri dei campi Nazisti ex militari detti IMI, la sigla di classificazione che Hitler inventò per poter avere il diritto di rendere prigionieri i militari di un paese divenuto alleato che si ribellavano agli ordini ma senza così dovergli conferire alcun diritto come da legge internazionale. Si articolò ben presto anche con Angelo Polli una rete di vera resistenza, anche solo in modo "passivo" e "simbolica" vista la situazione di stretta prigionia coercitiva, contro il nazismo. Furono organizzate cellule e perfino delle radio clandestine[11]. Il giorno stesso della liberazione, un’organizzazione clandestina di prigionieri riuscì a prendere il controllo del campo, con l’intento di evitare che le guardie in fuga commettessero ulteriori atrocità. Angelo Polli, di nobili origini, letterato tra molti analfabeti dell’epoca, imbussolato con una famiglia molto agiata, veterano di guerra e alti ufficiali, divenne un simbolo di resistenza antinazista e ispirazione per i soldati prigionieri nei lager e fu liberato solo al termine della guerra dagli Alleati canadesi. Il rientro avvenne su treni merci sovraccarichi nel 1945, insieme ai soldati semplici sopravvissuti, che aveva supportato e protetto, tornando poi dalla stazione centrale da solo a piedi dalla sua famiglia a Milano. Ristabilito, non ebbe mai alcun disturbo psicologico, ma fino alla morte portò un grave problema agli occhi, che continuavano a lacrimare per le torture subite. Tutte le schede dei prigionieri e le torture al momento della disfatta furono date alle fiamme dai Nazisti.

Il Generale Angelo Polli é seppellito presso il Cimitero Monumentale di Milano nella tomba insieme ai suoi due fratelli ufficiali.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo Storico in Trento (Archivio Resistenza) e la Dichiarazione della relazione Andreatta riportano la testimonianza del Ten. Col. Polli contro  l’ex Reich germanico ai danni di militari italiani che alla violenza nazi fascista opposero la fedeltà al giuramento militare che non si piegò nemmeno di fronte a minacce, torture, fucilazioni, fame e alla morte. Il Ten. col. Angelo Polli di Milano, catturato il 9 settembre 1943 a Malles da un gruppo di tedeschi guidato dal gruppo speciale di SS (SS-Sturmbannführer) comandate dal maggiore germanico Alois Schintlholzer, denuncia violenze e anche il furto di tutti suoi averi e del suo bagaglio da parte delle truppe germaniche.

Decorazioni e Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

  • Cavaliere della Repubblica Italiana (8 giugno 1967)
  • Medaglia commemorativa della guerra di liberazione (II Guerra mondiale)
  • Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 (I Guerra Mondiale)
  • Medaglia interalleata della vittoria
  • Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto
  • Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
  • Medaglia al valor Militare
  • Croce al merito di guerra
  • Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
  • Medaglia commemorativa della Spedizione in Albania
  • Medaglia commemorativa delle campagne d'Africa, 1882-1935
  • Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale (1935 – 1936)
  • Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 1918 (4 anni di campagna)
  • Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
  • Medaglia commemorativa italiana della vittoria
  • Promozione per merito di guerra
  • Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
  • Medaglia militare al merito di lungo comando (20 anni)
  • Croce d'oro per anzianità di servizio ufficiali (40 anni)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. [1], Anna Maria Casavola, "7 ottobre 1943: la deportazione dei carabinieri romani nei lager nazisti", Volume 116 di La cultura, Ed. Studium, 2008, ISBN 8838240426, 838240423 (enceinte n. 12; Ten. Colonnello Angelo Polli)
  2. [www.museodellaguerra.it/wp-content/uploads/2015/06/Censimento-fonti-IMI.pdf], Lorenzo Baratter – Fabrizio Rasera, "Censimento delle fonti edite e inedite sugli Internati Militari Italiani (IMI) 1943-1945 della provincia di Trento". Museo Storico Italiano della Guerra, Rovereto, 2007, p. 149
  3. Camps: Vught
  4. 4,0 4,1 Documenti
  5. Vita e morte del soldato italiano nella guerra senza fortuna, Edizioni Ferni, Ginevra, 1974, vol. XVI, pagg. 107-165.
  6. Giorgio Pisanò, 'Gli ultimi in grigioverde', C.D.L. Edizioni.
  7. Ibidem
  8. Gerhard Schreiber, I militari italiani internati, USSME. Roma, 1992, pag. 481.
  9. Template:Cita web
  10. Cfr. E. Amicucci, I 600 giorni di Mussolini, Faro, 1949 pag. 69.
  11. Ugo Dragoni, La scelta degli I.M.I. Militari italiani prigionieri in Germania (1943-1945), Le Lettere, Firenze 1996, p. 288.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Allegato 12 Testimonianza del Tenente Colonnello Angelo Polli. Anna Maria Casavola, "7 ottobre 1943: la deportazione dei carabinieri romani nei lager nazisti", Volume 116 di La cultura, Ed. Studium, 2008, ISBN 8838240426, 9788838240423 ("Sulla base di documenti inediti, viene ricostruita per la prima volta la vicenda, rilevante, del disarmo (7 ottobre 1943) e successivamente della deportazione nei Lager di Germania e Polonia dei carabinieri romani. Nell'ambito dell'occupazione nazista di Roma, questo evento preparò e rese possibile quello più noto della razzia nel Ghetto del primo nucleo di ebrei romani il 16 ottobre 1943. I carabinieri seguirono il destino degli altri Internati Militari Italiani (IMI) ma conservarono una loro specifica identità")
  • Lorenzo Baratter – Fabrizio Rasera, "Censimento delle fonti edite e inedite sugli Internati Militari Italiani (IMI) 1943-1945 della provincia di Trento". Museo Storico Italiano della Guerra, Rovereto, 2007
  • Alessandro Natta, "L'altra Resistenza: i militari italiani internati in Germania", 1997
  • Guido Quazza, Resistenza e storia d'Italia: problemi e ipotesi di ricerca, 1977
  • Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito, Roma
  • Ministero della Guerra, Estratto del Ruolo Matricolare degli Ufficiali, Circondario di Milano (servizi e promozioni - campagne ferrite, azioni di merito, decorazioni, missioni speciali ed ultime variazioni), stati di servizio militare di Angelo Polli, Italy
  • Museo Storico in Trento (Archivio Resistenza)
  • Gazzetta Ufficiale, Italy. Direzione generale dell'agricoltura, 1963

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]